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Cosa sono le metriche

Copertina dell'articolo Le metriche su Google Analytics

Su Google Analytics si parla spesso di metriche. Ma che vuol dire questo termine? Cosa sono le metriche?

Su Google Analytics, le metriche sono tutte le quantità che GA misura rispetto ad un sito web (o rispetto ad una app mobile, o a qualsiasi altra piattaforma digitale).

Ad esempio, sono metriche: le sessioni, le visualizzazioni di pagina, il numero di utenti, la frequenza di rimbalzo, il tempo di permanenza, ecc.

Nel rapporto Pubblico –> Panoramica troviamo i valori delle principali metriche di traffico e di navigazione, misurati sul periodo selezionato; quelle che vedete nello screenshot seguente sono proprio queste metriche:

Esempio di metriche su Google Analytics

Esempio di metriche su Google Analytics

In generale, su Google Analytics, le metriche che vediamo in ciascun rapporto dipendono dall’elemento di cui vogliamo analizzare la performance (l’elemento si definisce “dimensione”).

Esempio: le metriche nel rapporto Canali

Ad esempio, nel rapporto Acquisizione -> Canali, vogliamo misurare la performance della dimensione “Canali” di acquisizione del traffico.

Troveremo quindi una prima colonna in cui sono riportati i nomi dei diversi canali che hanno portato traffico sul nostro sito (ovvero: tutti i valori della dimensione “canali”); e una serie di altre colonne, contenenti le metriche, cioè le quantità che misuriamo per ciascun canale:

Esempio di metriche per canale di traffico

Esempio di metriche per canale di traffico

Perchè vediamo proprio queste metriche? Come valutiamo la performance di un canale di traffico?

Per valutare la performance di un canale di traffico, noi tipicamente vogliamo sapere quanto traffico ci ha portato sul sito (la metrica sessioni), se ci sta portando nuovi utenti (la metrica nuovi utenti) e in che percentuale sul totale del suo traffico (% nuove sessioni).

Vogliamo sapere se questo traffico era interessato ai contenuti del nostro sito o se invece lo ha abbandonato subito dopo (metriche frequenza di rimbalzo, pagine per sessione e durata sessione media).

E poi, ovviamente, vogliamo sapere quante conversioni ci ha portato il canale (ultime tre colonne, contenenti le metriche relative alle conversioni).

Esempio 2: le metriche nel rapporto Tutte le pagine

Se, invece, ci spostiamo in un altro rapporto, come ad esempio Contenuti –> Contenuti del sito –> Tutte le pagine, Google Analytics ci mostrerà la prima colonna contenente le URL delle varie pagine del nostro sito (la dimensione “Pagina”) e una serie di colonne con le metriche:

Esempio di metriche per il rapporto Tutte le pagine

Esempio di metriche per il rapporto Tutte le pagine

Queste metriche sono diverse da quelle che abbiamo visto per i canali, perchè sono quelle che ci servono per analizzare la performance di un elemento diverso: le pagine del nostro sito.

In particolare, di ciascuna pagina del nostro sito, vogliamo sapere quante volte è stata vista (la metrica visualizzazioni di pagina), e in quante sessioni è stata vista almeno una volta (visualizzazioni di pagina uniche)

Vogliamo sapere quanto tempo, in media, gli utenti hanno trascorso su quella pagina (tempo medio sulla pagina).

Vogliamo sapere quante sessioni hanno avuto inizio da quella pagina (accessi) e, per queste sessioni di accesso, quante hanno poi abbandonato immediatamente il sito (frequenza di rimbalzo).

Vogliamo poi sapere quante volte quella pagina è stata l’ultima vista prima di abbandonare il sito, rispetto al numero totale di volte che la pagina è stata vista (% uscita).

E vogliamo stimare il valore economico portato da quella pagina al nostro business (valore pagina).

L’andamento di una metrica

Le metriche possiamo anche analizzarle rispetto al loro andamento nel tempo, guardando il grafico di trend presente nella maggior parte dei rapporti di Google Analytics.

Esempio di trend delle sessioni su Google Analytics

Esempio di trend delle sessioni su Google Analytics

Con il menu a tendina in alto a sinistra possiamo scegliere la metrica di cui visualizzare il trend (es. sessioni, frequenza di rimbalzo, utenti, ecc.) e, volendo, anche sovrapporre l’andamento di una seconda metrica.

Poi, con i pulsanti in alto a destra, possiamo scegliere la scala temporale di ciascun “pallino” del grafico: giornaliera, settimanale o mensile (o addirittura oraria, ma solo nei rapporti di tipo “Panoramica”).

Abbiamo visto una panoramica sul concetto di metrica applicato a Google Analytics, spero sia tutto chiaro! Per qualsiasi dubbio, lasciate un commento qui sotto o scrivetemi via email.

Un saluto e a presto!

Gabriele

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Percentuale di Uscita

Percentuale di uscita su Google Analytics

Cos’è la percentuale di uscita su Google Analytics

Su Google Analytics, la percentuale di uscita per una pagina misura la percentuale di volte, sul totale delle sue visualizzazioni, in cui quella pagina è stata l’ultima ad essere vista prima dell’abbandono del sito.

Ad esempio, se la pagina /chi-siamo.html ha generato 50 visualizzazioni, e in 25 di queste l’utente è poi uscito dal sito (ovvero, /chi-siamo.html è stata l’ultima pagina ad essere stata vista nella sessione), la percentuale di uscita per la pagina /chi-siamo.html è 50% (25 / 50 * 100).

Su Google Analytics, la percentuale di uscita della pagina A è calcolata come:

Numero di uscite dal sito dalla pagina A / Numero di visualizzazioni della pagina A * 100

Lo possiamo facilmente vedere passando il mouse sul punto interrogativo relativo alla metrica % Uscita (meglio sulla versione inglese, dove la spiegazione è più chiara):

Screenshot della spiegazione di %Exit sul pannello di Google Analytics

Screenshot della spiegazione di %Exit sul pannello di Google Analytics

La percentuale di uscita, poichè riguarda le pagine del sito, puoi trovarla nei rapporti “Comportanento” > “Contenuti del sito”, ad esempio “Comportamento” > “Contenuti del sito” > “Pagine di uscita”

Esempio di pagine di uscita su Google Analytics

Esempio di pagine di uscita su Google Analytics

Differenza tra percentuale di uscita e frequenza di rimbalzo

La frequenza di rimbalzo e la percentuale di uscita vengono spesso confuse. Puoi chiarire facilmente la differenza, confrontando le due definizioni:

  • La frequenza di rimbalzo per una pagina A è definita come la percentuale di sessioni in cui gli utenti sono entrati sul sito dalla pagina A e hanno poi abbandonato immediatamente il sito, senza vedere altre pagine o effettuare azioni (tracciate).
  • La percentuale di uscita per una pagina A, come abbiamo visto sopra, è invece la percentuale di visualizzazioni di quella pagina in cui è risultata l’ultima pagina vista nella sessione

Come interpretare la percentuale di uscita

La percentuale di uscita ti aiuta a capire se una pagina sta svolgendo bene la sua funzione, oppure no.

Ad esempio, immagina di essere il proprietario di un sito e-commerce. Tra le varie pagine del tuo sito, vi sarà sicuramente la pagina /cart/, nella quale vengono riepilogati tutti i prodotti aggiunti a carrello dall’utente, e da cui viene avviato il processo di checkout.

Qual’è la funzione della pagina /cart/?

La funzione primaria è certamente quella di far proseguire l’utente verso il checkout, oppure di fargli continuare lo shopping verso altri prodotti che potrebbero interessarlo.

Di certo, non vuoi che l’utente abbandoni il sito dalla pagina /cart/. In termini di “KPI” della pagina, tu vuoi che la percentuale di uscita per la pagina /cart/ sia più bassa possibile.

Se per ipotesi vedessi, per la pagina /cart/, una percentuale di uscita dell’80%, vorrebbe dire che su 100 volte che viene visualizzato il carrello, 80 volte l’utente subito dopo ha abbandonato il tuo sito.

Se ritieni che una percentuale di uscita dell’80% per la pagina /cart/ sia troppo elevata, dovresti allora lavorare per ottimizzare la pagina e abbassare il valore di questo indicatore.

Nota: non per tutte le pagine una percentuale di uscita alta è necessariamente una cosa negativa. Potrebbero esserci delle pagine, ad esempio, da cui è ragionevole immaginare che l’utente concluda la navigazione.

Ad esempio, è ragionevole immaginare che la thank-you page di acquisto possa avere una percentuale di uscita elevata.

Come dice il guru di analytics, Avinash Kaushik: da qualche parte la sessione dell’utente dovrà pure terminare! 🙂

Come abbassare la percentuale di uscita

Per abbassare la percentuale di uscita di una pagina, dovresti innanzitutto definirne in maniera chiara la sua funzione, il suo scopo. Ad esempio, poco sopra abbiamo definito la funzione primaria per la pagina /cart/ di un e-commerce.

Una volta definita la funzione della pagina, ti chiedi:

in questa pagina, quali sono gli ostacoli che impediscono all’utente di proseguire, rispetto allo scopo per cui la abbiamo pensata?

Ad esempio, nella pagina /cart/, una ipotesi di ostacolo potrebbe essere una “call to action” poco chiara che impedisce agli utenti di proseguire facilmente verso il checkout.

Come passo successivo potresti quindi avviare un A/B test, e mostrare randomicamente agli utenti versioni alternative della pagina /cart/, in cui gli elementi di ostacolo che hai ipotizzato vengono variati.

Monitorando gli indicatori di performance della pagina durante il test, tra cui la percentuale di uscita, puoi capire a quale delle versioni testate è associato il valore migliore, ed eventualmente metterla definitivamente in produzione.

Altre risorse sull’argomento

Ai seguenti link puoi trovare alcune risorse di approfondimento:

Questo articolo è giunto al termine. Spero che sia stato utile, per qualsiasi dubbio o domanda non esitare a scrivermi.

Un saluto e ti auguro una buona giornata! 🙂

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Frequenza di rimbalzo

Cosa è la frequenza di rimbalzo?

La frequenza di rimbalzo (o, in inglese, “bounce rate”) è una delle metriche più importanti su Google Analytics.

La frequenza di rimbalzo ci permette di misurare la percentuale di persone che entrano sul nostro sito e lo abbandonano immediatamente (probabilmente, perché non lo reputano utile rispetto a ciò che stanno cercando).

Su Google Analytics la frequenza di rimbalzo è definita come:

Frequenza di rimbalzo = (Visite che hanno visualizzato una sola pagina e hanno abbandonato il sito, senza interagirvi) / (Tutte le visite) * 100

Quindi, ad esempio, se il nostro sito ha una frequenza di rimbalzo del 60%, vuol dire che, nel periodo che abbiamo selezionato, il 60% delle visite al nostro sito ha visto una sola pagina e ha abbandonato il sito, senza interagirvi.

La frequenza di rimbalzo è un indicatore della “prima impressione” che il nostro sito fa agli utenti, rispetto a quello che stanno cercando.

Per la maggior parte dei siti, più la frequenza di rimbalzo è bassa e meglio è, perchè vuol dire che la prima impressione è stata buona; e, si sa, la prima impressione spesso conta molto! 🙂

Su Google Analytics, il valore complessivo della frequenza di rimbalzo per il nostro sito si trova nella sezione Pubblico –> Panoramica.

Frequenza di rimbalzo - panoramica - googla analytics

 

Il valore della frequenza di rimbalzo relativo a tutto il sito ci da una prima indicazione della capacità complessiva del nostro sito di interessare gli utenti che vi entrano, ma non ci fornisce informazioni sufficienti per prendere decisioni. Per capire dov’è il problema, dobbiamo quindi approfondire l’analisi.

Come interpretare la frequenza di rimbalzo

La frequenza di rimbalzo, essenzialmente, dipende dalla risultante contemporanea di due fattori: cosa stanno cercando gli utenti e cosa offre loro la pagina da cui entrano.

Se la pagina da cui entrano gli utenti fa capire loro che il nostro sito non offre quello che per cui sono entrati, essi probabilmente abbandoneranno il sito e noi perderemo una occasione di interessare nostri potenziali clienti / lettori / utenti che ci avevano trovato.

Innanzitutto, individuiamo le pagine di entrata più problematiche. Andiamo nella sezione “Comportamento –> Contenuti –> Pagine di destinazione”, e lì avremo il valore della frequenza di rimbalzo per ciascuna pagina di entrata.

Esempio di rapporto pagina di destinazione su google analytics

Esempio di rapporto pagina di destinazione su google analytics

Possiamo anche vedere da dove sono arrivate le visite per le diverse pagine di entrata, aggiungendo “Sorgente / Mezzo” come dimensione secondaria.

Una volta individuate le pagine con la frequenza di rimbalzo più alta (per esempio, guardando le prime 10 per numero di accessi), e visto da dove sono arrivati gli utenti che sono entrati da quelle pagine, dobbiamo cercare di capire perchè hanno abbandonato il sito dopo aver visto solo la prima pagina.

L’ideale per noi sarebbe riuscire a capire cosa stavano cercando gli utenti che sono entrati sul nostro sito, per ogni pagina di entrata.

Purtroppo la risposta a questa domanda non è semplice, soprattutto da quando Google ha oscurato le parole chiave per il traffico da ricerca organica (ormai da diversi anni).

Tuttavia, se abbiamo delle campagne su Google AdWords attive, questa informazione possiamo ricavarla facilmente.

Infatti, possiamo vedere quali parole chiave hanno cercato gli utenti su Google prima di cliccare sul nostro annuncio, e quindi risalire a che cosa stavano cercando e qual’è la “prima impressione” che ha fatto la pagina di entrata sul nostro sito rispetto a questa ricerca.

Per leggere questi dati, andremo su “Acquisizione” —> “AdWords” –> “Parole chiave” e aggiungeremo “URL di destinazione” come dimensione secondaria.

Come abbassare la frequenza di rimbalzo

Come abbiamo visto, la frequenza di rimbalzo è alta quando la maggior parte degli utenti che sono entrati nel nostro sito non hanno trovato quello che cercavano.

Questo può dipendere principalmente da due motivi:

1) Gli utenti che entrano sul nostro sito non sono interessati ai contenuti che offre, a prescindere dal valore che il nostro sito fornisce.

Ad esempio, se per il nostro negozio e-commerce che vende scarpe da calcio, per qualche motivo mettessimo degli annunci pubblicitari all’interno di un sito di moda femminile, è probabile la maggior parte del traffico proveniente da quel sito non sia interessata alle scarpe da calcio e abbandoni il sito immediatamente, rendendo alta la frequenza di rimbalzo del nostro sito (e inefficiente la nostra campagna pubblicitaria).

Quando effettuiamo attività promozionali per portare traffico sul nostro sito, dobbiamo assicurarci di rivolgerci ad utenti che siano potenzialmente interessati ai contenuti che offriamo, altrimenti è probabile che abbandonino il nostro sito immediatamente.

2) Gli utenti sono potenzialmente interessati, ma il nostro sito non fornisce loro un valore sufficiente.

Questo può dipendere da diversi fattori, ad esempio: un layout troppo povero o disordinato della pagina di entrata, troppo testo (o troppo poco),  eccessiva quantità di pubblicità, eccessiva lentezza di caricamento, contenuto non sufficientemente approfondito, mancanza di link evidenti per continuare la navigazione… insomma, tutti quei fattori che, nel complesso, costituiscono il valore che una pagina e, in generale un sito web, fornisce agli utenti.

Dobbiamo quindi assicurarci che le principali pagine di entrata del nostro sito (e, se possibile, anche tutte le altre pagine) forniscano agli utenti un valore elevato, sotto tutti gli aspetti (estetici, tecnologici, di contenuto e di usabilità).

Per ora è tutto. Per qualsiasi dubbio, domanda o commento, non esitare a scrivermi.

Un saluto e buona giornata! 🙂

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Visualizzazioni di pagina uniche

Su Google Analytics, le visualizzazioni di pagina uniche di una pagina misurano il numero di visite in cui quella pagina è stata visualizzata almeno una volta.

Il nome di questa metrica può generare un po’ di confusione, perchè, come abbiamo detto, conteggia in realtà delle visite, e non delle visualizzazioni di pagina.

E’ utile per capire quali sono le pagine viste più (o meno) frequentemente dagli utenti che entrano nel nostro sito.

Ad esempio, immaginiamo di avere un sito e-commerce, e che per noi sia importante che a giugno la pagina “offerta-speciale.html” venga vista nel maggior numero di visite possibile.

Se a giugno il nostro sito web ha ricevuto complessivamente 10.000 visite, e la nostra pagina “offerta-speciale.html” ha generato 100 visualizzazioni di pagina uniche, vuol dire che questa pagina è stata vista solo in 100 visite su 10.000, ovvero l’1% delle visite. Potrebbe essere utile, quindi, fornire più visibilità ai link interni al sito che puntano a questa pagina.

Nel pannello di Google Analytics, la metrica visualizzazioni di pagina uniche si trova nella sezione “Contenuti” –> “Tutte le pagine” e “Contenuti” –> “Dettaglio contenuti”.

Visualizzazioni di pagina uniche, screenshot di esempio

Visualizzazioni di pagina uniche, screenshot di esempio

 

Nota: purtroppo, su Google Analytics le visualizzazioni di pagina uniche non vengono conteggiate correttamente quando sono misurate in maniera aggregata.

Ad esempio, se in una singola visita vengono viste sia la pagina “/shopping-cart/inserimento-dati.html”, che “/shopping-cart/acquisto-completato.html”,  le visualizzazioni di pagina uniche che Google Analytics riporta nel report “Dettaglio contenuti” per la sezione “shopping-cart” non sono 1 (come dovrebbe essere, visto che il numero di visite in cui le due pagine sono state visualizzate è 1) ma 2, perchè vengono sommate (erroneamente).

In altre parole, leggendo le visualizzazioni di pagina uniche, non possiamo sapere in quante visite è stata vista la sezione “shopping-cart” del nostro sito.

Ciò rende poco utile (se non addirittura fuorviante) la lettura della metrica visualizzazioni di pagina uniche, sia nella sezione “Contenuti” –> “Dettaglio contenuti” (che mostra le visualizzazioni di pagina uniche aggregate per ogni sezione del sito), sia per la misura aggregata riportata nella sezione “Contenuti” –> “Tutte le pagine” (ad esempio, quando utilizziamo un filtro per raggruppare delle pagine, il valore complessivo delle visualizzazioni di pagina uniche è calcolato erroneamente).

 

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Visualizzazioni di pagina

Le visualizzazioni di pagina sono una metrica base di Google Analytics. Viene conteggiata una visualizzazione di pagina ogni volta che l’utente vede una pagina del tuo sito.

Ad esempio, se l’utente entra sul sito dalla homepage, va sulla pagina “Chi siamo” e torna sulla homepage, Google Analytics calcolerà 3 visualizzazioni di pagina totali: 2 per la homepage e 1 per la pagina “Chi siamo”.

Nota che, se un utente fa il refresh di una pagina (ad esempio, spingendo il tasto F5), viene conteggiata una nuova visualizzazione di pagina.

Nel pannello di Google Analytics, le visualizzazioni di pagina tipicamente si possono trovare:

1) nella sezione “Contenuti” –> “Contenuti del sito” –>” Tutte le pagine”. In questa sezione, puoi vedere quante visualizzazioni di pagina ha generato ciascuna pagina del tuo sito.

2) nella sezione “Contenuti” –> “Dettaglio contenuti”. In questa sezione, puoi vedere le visualizzazioni di pagina aggregate in base alle diverse sezioni del tuo sito. Google Analytics ricava le sezioni dalla struttura della URL, per cui anche per questo motivo è importante definire per il tuo sito una struttura delle URL logica e chiara.

visualizzazioni di pagina, screenshot di esempio

Visualizzazioni di pagina, screenshot di esempio

 

Come aumentare le visualizzazioni di pagina

Aumentare le visualizzazioni di pagina può essere importante per alcune tipologie di siti, come i quotidiani online (repubblica.it, corriere.it, ecc.), il cui ricavo economico generalmente dipende da quante visualizzazioni di pagina riescono a generare ogni mese.

E’ importante notare che la metrica visualizzazioni di pagina può essere scomposta nel prodotto di tre fattori:

Visualizzazioni di pagina = (Visitatori) x (Visite / Visitatori) x (Pagine per visita)

La metrica Visitatori l’abbiamo discussa in questo post, e misura (in maniera approssimata) il numero di utenti che è entrato sul sito in un certo periodo.

Il rapporto Visite / Visitatori esprime, invece, il numero di visite che mediamente ha effettuato ciascun utente in un certo periodo. Purtroppo questa metrica non esiste su Google Analytics, ma si può calcolare a mano, dividendo il numero di visite per il numero di visitatori.

La metrica Pagine per visita misura quante pagine hanno visto mediamente gli utenti in ciascuna visita, ed è calcolata come il rapporto Visualizzazioni di pagina / Visite. Le pagine per visita su Google Analytics sono riportate in diverse sezioni; ad esempio, in “Pubblico” –> “Panoramica”, puoi trovare le pagine per visita di tutto il sito.

Quindi, se vuoi aumentare le visualizzazioni di pagina che ogni mese genera il tuo sito, hai tre possibilità:

1) Aumentare il numero di visitatori mensili al sito. Per fare questo, dovresti cercare di attuare una strategia che ti permetta di aumentare l’audience complessivo del tuo sito, ovvero la sua popolarità. Ad esempio, puoi effettuare pubblicità online a pagamento, promozione del tuo sito verso i blogger di riferimento nel tuo settore, social media marketing, pubblicità offline, ecc.

2) Aumentare il numero di volte in cui ciascun visitatore torna sul tuo sito, in un mese. Per fare questo, dovresti studiare una strategia che ti permetta di fidelizzare i tuoi utenti. Dovresti cioè fornire ai tuoi utenti un motivo per tornare frequentemente: per esempio, potresti pubblicare spesso nuovi contenuti, inviare newsletter con offerte speciali periodiche, lanciare concorsi, aprire forum di discussione, ecc.

3) Aumentare il numero di pagine che gli utenti vedono mediamente in ciascuna visita (ovvero: aumentare le pagine per visita). Per fare questo, dovresti cercare in ogni pagina di mettere in evidenza link ad altre pagine del tuo sito, che spingano l’utente a continuare la navigazione. Ad esempio, se l’utente sta leggendo un articolo sul tuo sito che parla della Juventus, in quella pagina puoi mettere in evidenza dei link ad altre pagine del tuo sito che parlano della Juventus, perchè probabilmente saranno di interesse per chi legge e lo spingeranno a continuare la navigazione.

Per adesso è tutto. Un saluto!

 

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Visite

Le visite (o sessioni, sono sinonimi) sono tra le metriche più importanti di Google Analytics.

Detto nella maniera più semplificata possibile, Google Analytics conteggia una visita ogni volta che un utente arriva sul tuo sito web.

Nota: quando ho scritto questo articolo, Google Analytics utilizzava il nome “visite”, ma poi ha rinominato questa metrica in “sessioni”. Di seguito vedrai quindi scritto “visite”, ma puoi considerarlo un sinonimo dell’attuale “sessioni”.

Ad esempio, un utente può venire sul tuo sito oggi e poi tornare domani: in questo caso, Google Analytics conteggerà due visite.

Nel pannello di Google Analytics, i dati relativi alle visite puoi trovarli tipicamente:

1) nella sezione “Pubblico”. Per esempio, in questa sezione puoi vedere quante visite sono state effettuate da ciascuna città o paese; da mobile, tablet o PC; da utenti che parlano italiano, inglese, ecc.

2) nella sezione “Sorgenti di traffico”. Per esempio, in questa sezione puoi vedere quante visite sono provenute da ciascuna sorgente di traffico: diretto, motori di ricerca, campagne promozionali, siti esterni, ecc.

3) nella sezione “Contenuti” –> “Pagine di destinazione”. In questa sezione puoi vedere in quante visite gli utenti sono entrati dalla homepage, in quante dalla pagina “chi siamo”, ecc. In altre parole, qui trovi il numero di visite che ha ottenuto il sito per ciascuna pagina di entrata.

Le visite su Google Analytics, screenshot di esempio

Le visite su Google Analytics, screenshot di esempio

Nota: se preferisci vedere e ascoltare queste informazioni, invece di leggere l’articolo, ho fatto un video (brutto ma spero interessante) sulla metrica sessioni (o visite) (che fa parte di un video corso su YouTube su Google Analytics che sto man mano tenendo aggiornato).

Come aumentare le visite al tuo sito

In generale, le visite misurano il livello di traffico complessivo che riceve il tuo sito in un certo periodo, e dipendono sia dal numero di utenti che accede al sito, sia da quanto spesso ciascun utente vi ritorna.

Infatti, la metrica “visite” può essere scomposta nel prodotto di questi due fattori:

Visite = (Visitatori) x (Visite / Visitatori)

La metrica Visitatori l’abbiamo discussa in questo post, e misura (in maniera approssimata) il numero di utenti che è entrato sul sito in un certo periodo.

Il rapporto Visite / Visitatori esprime, invece, il numero di visite che mediamente ha effettuato ciascun utente in un certo periodo. Purtroppo questa metrica non esiste su Google Analytics, ma si può calcolare a mano, dividendo il numero di visite per il numero di visitatori.

Quindi, se vuoi aumentare le visite che ogni mese riceve il tuo sito, hai due possibilità:

1) Aumentare il numero di visitatori mensili al tuo sito. Per fare questo, dovresti cercare di attuare una strategia che ti permetta di aumentare l’audience complessivo del tuo sito, ovvero la sua popolarità. Ad esempio, puoi effettuare pubblicità online a pagamento, promozione del tuo sito verso i blogger di riferimento nel tuo settore, social media marketing, pubblicità offline, ecc.

2) Aumentare il numero di volte in cui ciascun visitatore torna sul tuo sito, in un mese. Per fare questo, dovresti studiare una strategia che ti permetta di fidelizzare i tuoi utenti. Dovresti cioè fornire ai tuoi utenti un motivo per tornare frequentemente: per esempio, potresti pubblicare spesso nuovi contenuti, inviare newsletter con offerte speciali periodiche, lanciare concorsi, aprire forum di discussione, ecc.

 

Come sono calcolate le visite in Google Analytics

Google Analytics utilizza diversi criteri per definire l’inizio e la fine di una visita. Nello specifico, una visita ha inizio quando un utente entra sul tuo sito, e termina se:

1) l’utente resta inattivo sul sito per più di 30 minuti.

Ad esempio, immaginiamo che un utente entri sul tuo sito, lo navighi un po’ e poi vada in pausa pranzo, lasciando il browser con il tuo sito aperto. Dopo 30 minuti di inattività, per Google Analytics la sua visita è terminata e, se al ritorno dal pranzo l’utente riprenderà la navigazione, verrà conteggiata una nuova visita.

2) alla mezzanotte. Ad esempio, se l’utente entra sul sito alle 23:59 verrà avviato il conteggio di una visita; a mezzanotte però la visita avviata terminerà e ne verrà conteggiata una nuova.

3) se l’utente entra sul tuo sito da una sorgente di traffico, e poi vi ritorna da una sorgente di traffico diversa, anche all’interno dei 30 minuti.

Ad esempio, immaginiamo che l’utente effettui una ricerca su Google e clicchi un link al tuo sito; Google Analytics conteggerà una visita. Dopo 2 minuti, l’utente torna su Google, effettua una nuova ricerca e clicca un annuncio a pagamento che lo porta nuovamente sul tuo sito. Per Google Analytics la visita precedente è terminata, e verrà avviata una nuova visita.

In realtà, vi sono ulteriori dettagli che riguardano il conteggio delle visite da parte di Google Analytics. Se vuoi approfondire, puoi trovare tutte le informazioni in questo articolo della guida ufficiale di Google Analytics.

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Visitatori unici

Visitatori unici su Google Analytics

Su Google Analytics, il numero di visitatori unici (o utenti, sono sinonimi) misura il numero di cookie “utente” univoci che hanno visitato il sito, nel periodo selezionato sul pannello.

Se non sai cosa sono i cookie, o cosa sono i cookie “utente” di Google Analytics, non ti preoccupare: lo spiego più avanti nella pagina.

In maniera molto approssimata, puoi considerare i visitatori unici come il numero di persone che ha visitato il sito, nel periodo selezionato.

Nel pannello di Google Analytics questa metrica si può trovare nel report Pubblico –> Panoramica.

Nota: quando ho scritto questo articolo, Google Analytics utilizzava il nome “Visitatori unici“, ma poi ha rinominato questa metrica in “Utenti“. Di seguito vedrai scritto Visitatori unici, ma puoi considerarlo un sinonimo dell’attuale Utenti.

Esempio della metrica "Utenti" su Google Analytics

Esempio di rapporto “Pubblico” –> “Panoramica”, dove possiamo trovare la metrica “Utenti” (ovvero gli ex Visitatori unici) su Google Analytics

Nota: se preferisci vedere e ascoltare queste informazioni, invece di leggere l’articolo, ho fatto un video (brutto ma spero interessante) sulla metrica utenti (che fa parte di un video corso su YouTube su Google Analytics che sto man mano tenendo aggiornato).

 

A che serve misurare i visitatori unici? Come si interpreta questa metrica?

Guardare l’andamento dei visitatori unici sul nostro sito ci permette innanzitutto di rispondere ad alcune domande di “awareness” del nostro business online, per esempio:

  • Qual’è, approssimativamente, il numero di persone che ha visitato il mio sito, in un certo periodo?
  • Il numero di persone che visita il mio sito, rispetto alle attività promozionali che sto conducendo, sta aumentando come mi aspetto?

In altre parole, possiamo assumere che tanto maggiore è il numero di Visitatori unici del nostro sito, tanto maggiore è la sua popolarità e/o visibilità e/o efficacia delle nostre attività promozionali.

Non ci da quindi indicazioni specifiche su cosa non va e cosa dobbiamo fare per migliorare l’efficienza nel generare vendite o conversioni, ma piuttosto è un indicatore dei risultati che abbiamo raggiunto in termini di popolarità, visibilità e promozione.

Inoltre, utilizzando i segmenti avanzati di Google Analytics, possiamo anche conteggiare gli utenti che hanno visitato il sito e che appartengono ad un certo segmento di nostro interesse.

Ad esempio, il numero di utenti che hanno visitato il sito e che hanno messo a carrello almeno un prodotto, in un certo periodo.

Oppure, possiamo analizzare come varia il numero di nuovi utenti, ovvero le persone che non avevano mai visitato il sito in precedenza.

Esempio di segmento avanzato Nuovi Utenti su Google Analytics

Esempio di segmento avanzato Nuovi Utenti su Google Analytics

Idealmente, quindi, analizzare come varia la metrica “Visitatori unici” nel tempo, ci può far capire sia se sta crescendo l’audience complessiva del nostro sito, sia se sta crescendo un segmento specifico del nostro audience che ci interessa analizzare.

Tuttavia, a causa della metodologia con cui viene misurata questa metrica, i Visitatori unici non ci forniscono una informazione molto accurata e quindi vanno interpretati con “grano salis”.

Infatti, come anticipato, i Visitatori unici contano effettivamente i Cookie univoci, non le persone reali. Vediamo che vuol dire…

In che senso i Visitatori unici misurano i cookie? Non sono uguali alle persone?

Un concetto importante da capire è che Google Analytics, di default, non è in grado di contare le persone reali, ma solo i cookie che hanno visualizzato il sito in un certo periodo.

…Ok, ma cos’è un cookie?

Un cookie è una sorta di “etichetta” che viene attaccata al nostro browser dal sito che stiamo visitando, su cui il sito può scrivere dei valori, che poi può rileggere in qualsiasi momento, ad esempio se per caso torniamo sul sito un altro giorno.

Ad esempio, quando tu visiti un sito per la prima volta, Google Analytics crea un cookie nel tuo browser, chiamato “_ga”, in cui scrive un codice identificativo che ti rappresenta univocamente come utente. Questo cookie dura 2 anni (e la scadenza dei due anni viene ri-aggiornata ad ogni tua visita al sito).

Se usi il browser Chrome, puoi vedere tu stesso il cookie di Google Analytics aprendo la console e ispezionando i cookie (per farlo: clicca con il tasto destra su un qualsiasi punto di questa pagina e poi seleziona “ispeziona elemento”. Ti si aprirà la console di Chrome. A questo punto vai sulla scheda “Application”, poi su “Cookies” nella colonna di sinistra, e clicca sul nome di questo sito: vedrai una schermata tipo quella qui sotto).

Esempio di cookie di Google Analytics

Esempio di cookie di Google Analytics

Una volta che Google Analytics ha inserito nel nostro browser il cookie “_ga” relativo ad un sito che abbiamo visitato, quel cookie resta nel nostro browser per due anni (o finché non lo cancelliamo).

In questo modo, se dopo qualche tempo ritorniamo sul sito che abbiamo visitato, Google Analytics vede che abbiamo il cookie _ga da lui inserito alla nostra prima visita, e così riconosce che siamo lo stesso utente che ha visitato il sito in precedenza.

Tuttavia, questo meccanismo si “rompe” se noi visitiamo il sito da un altro browser (es. cosa che succede se, ad esempio, visitiamo il sito da un altro PC o da un altro dispositivo).

Infatti, in questo caso Google Analytics non riesce a riconoscere che siamo lo stesso utente e ci conteggerà come due utenti diversi.

Ad esempio, se un utente (chiamiamolo Mario…) stamattina ha visitato il nostro sito web dal pc dell’ufficio e stasera lo ha visitato dal pc casa, di fatto ha visualizzato il sito con due browser differenti.

Su ciascuno dei due browser, Google Analytics, alla prima visita di Mario sul sito, ha inserito un cookie contenente un codice identificativo.

Questo codice identificativo però è diverso nei due browser, perchè GA, dal browser che stiamo utilizzando ora per visitare il sito, non può leggere il cookie precedentemente inserito nell’altro nostro browser.

Per questo, Google Analytics conterà due visitatori, anche se la persona fisica che ha visitato il sito in realtà è la stessa.

Quindi, sotto questo aspetto, è ragionevole assumere che il numero di visitatori mostrato da Google Analytics sovrastimi il numero di persone fisiche che effettivamente ha visitato il nostro sito, perchè ciascuno di noi spesso naviga su internet utilizzando browser differenti (es. quello del pc in ufficio, quello del pc di casa e quello dello smartphone).

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Inoltre, se l’utente, per qualsiasi motivo, elimina i cookie del suo browser (per esempio, quando cancella i dati di navigazione), il marchio sparisce, e quell’utente, se visiterà nuovamente il sito, sarà ri-marchiato da Google Analytics come se fosse un nuovo visitatore.

Questo è un altra ragione per cui il numero di visitatori sul sito è sovrastimato rispetto alle persone fisiche reali che lo hanno visitato.

La funzionalità User ID di Google Analytics

Da un po’ di tempo, Google Analytics ha introdotto una funzionalità di tracciamento chiamata User ID.

La funzionalità User ID ci permette di tracciare gli Utenti in maniera molto più accurata, sfruttando informazioni che gli utenti stessi ci forniscono (es. quando effettuano il login al nostro sito).

In questo modo, possiamo anche analizzare il comportamento cross-device (es. quanti utenti accedono al nostro sito sia da desktop che da mobile?) e cross-browser degli utenti, ed effettuare anche una stima del grado di accuratezza della misura degli utenti tramite cookie.

Questa funzionalità importante merita un articolo a sé stante, per cui per adesso ci limitiamo a riportare in breve il fatto che esiste, e rimandiamo l’approfondimento ad un post futuro.

Differenza tra utenti, visitatori unici, visitatori unici assoluti e visite

Anche se a prima vista può sembrare intuitivo, il reale significato di “visitatore unico” spesso non è completamente chiaro e a volte genera confusione quando si cerca di differenziarlo dai concetti di visita e visitatore unico assoluto (questo termine prima era utilizzato su Google Analytics, ma oggi non esiste più. Tuttavia, a volte ancora se ne sente parlare, e questo può generare confusione).

Cerchiamo di fare chiarezza:

  • Su Google Analytics, “visitatori unici” è equivalente ad “utenti” (il nuovo nome di questa metrica): come detto più sopra, conteggia il numero di cookie “utente” che ha visitato il sito nel periodo selezionato e, in maniera approssimata, possiamo interpretarlo come il numero di persone che ha visitato il sito in quel periodo.
  • Il concetto di “visitatore unico assoluto” su Google Analytics non esiste più, quindi ormai non ha alcun significato.
  • Le “visite” (o “sessioni“, che è un sinonimo) sono invece una metrica diversa, e ne parliamo dettagliatamente in questo post. In maniera approssimata, le visite rappresentano le “volte” che gli utenti sono entrati nel tuo sito, in un certo periodo.

Ad esempio, immaginando che solo io visiti un sito e ci sia andato 3 volte nella scorsa settimana, in quella settimana Google Analytics ha conteggiato 1 visitatore unico e 3 visite.

Posso sommare i visitatori unici su periodi diversi?

Un altro concetto da chiarire, che spesso genera confusione, è il seguente:

il numero di visitatori in un certo periodo NON può essere misurato sommando i visitatori unici nei singoli sotto-periodi che lo compongono.

In altre parole, se vuoi sapere quanti visitatori hanno visitato il tuo sito in un certo mese, non puoi sommare i visitatori della prima settimana, a quelli della seconda settimana, della terza e della quarta settimana del mese.

Esempio: a gennaio i dati indicano che il sito è stato visitato da 2 visitatori; a febbraio, invece, sono arrivati sul sito 3 visitatori.

Quanti visitatori hanno visitato il sito, complessivamente, tra gennaio e febbraio? La risposta è… (rullo di tamburi…)

non lo sappiamo.

Guardando solo questo dato, infatti, noi non possiamo sapere  quanti dei visitatori di febbraio avevano già visitato il sito a gennaio: per questo, la somma dei i visitatori di due periodi differenti è un numero che non ci fornisce alcuna informazione sensata.

Se vuoi sapere quanti visitatori hanno visitato il tuo sito in un certo periodo, devi necessariamente selezionare tutto il periodo sul pannello di Google Analytics e poi leggere la metrica “Utenti”.

 

Per adesso è tutto! 🙂

Spero che questo post sia stato utile, per qualsiasi dubbio lascia un commento o scrivimi via email.

Un saluto!

Gabriele